Tutti i case study
    // CASE 01

    Atarashi Goes to Sicily — Messina

    Prima edizione — 6.500 persone — Torre Faro, 2 agosto 2026

    Prima edizione, una data sola, una venue che non aveva mai ospitato un festival: 6.500 persone a Torre Faro il 2 agosto 2026. Chiamato come consulente operativo, ho chiuso il progetto come direttore del festival — 220 persone di staff, oltre mezzo milione di budget gestito, zero interventi sanitari o di security di rilievo.

    Atarashi Goes to Sicily — Messina — event operations

    Foto: Francesco La Rosa

    // key facts
    • ~6.500 presenze
    • 0 interventi sanitari o di security di rilievo
    • ~220 persone di staff
    • Oltre mezzo milione di budget gestito
    • 11 varchi — 2.600-3.900 persone/ora
    • 3 bar in pista + 2 VIP — 6 food truck
    Una data sola

    Il 2 agosto 2026, alle quattro del pomeriggio, hanno aperto i cancelli della prima edizione di Atarashi Goes to Sicily: un festival di musica elettronica a Torre Faro, sulla punta nord-orientale della Sicilia, in una venue che non aveva mai ospitato un evento di quella scala.

    Una prima edizione ha una caratteristica che cambia tutto: non esiste l'anno prima. Non c'è una capienza già approvata, non c'è un fornitore che sa già dove vanno i bagni, non c'è un dato su quanta gente arriva alle sei di sera invece che alle nove. E non c'è una seconda serata per correggere: quello che non funziona si vede davanti a migliaia di persone, tutto insieme.

    Sono stato chiamato come consulente operativo su flussi, sicurezza, bar e sistemi di pagamento. Durante il progetto l'incarico si è ampliato, su mandato dei fondatori, fino alla direzione del festival.

    Dare una struttura a un progetto che non ne aveva ancora una

    Il primo lavoro non è stato operativo: è stato mettere il progetto in una forma che permettesse di vedere, mese per mese, cosa mancava.

    Una matrice di responsabilità su nove aree, con un responsabile unico per ogni attività. Serve a una cosa sola, ma decisiva su una prima edizione: far emergere le caselle vuote finché c'è tempo per riempirle, invece di scoprirle nella settimana di montaggio.

    Un calendario costruito a ritroso dal 2 agosto, in quattro fasi. Le fondamenta entro inizio giugno, i contratti con i fornitori entro fine giugno, allestimenti, turni e accrediti entro metà luglio, tutto chiuso prima che il cantiere aprisse. Lavorare a ritroso da una data fissa cambia le conversazioni: non si discute più se una cosa è urgente, si guarda quanto dista dal 2 agosto.

    E una sede unica delle decisioni: call di produzione settimanale, recap scritto dopo ogni call, un responsabile e una data accanto a ogni punto.

    Siamo partiti da un'idea e da un gruppo di amici. Andreas ha trasformato quell'idea in un piano con date, responsabilità e documenti. È il passaggio senza il quale non credo che saremmo arrivati ad aprire i cancelli.

    Federico Giorgi — fondatore, Atarashi
    Le decisioni che hanno disegnato la giornata

    La venue è stata progettata prima di essere costruita. Ho sviluppato la planimetria in undici versioni fra giugno e fine luglio, più sei tavole di dettaglio per bar, food, pit VIP e backstage. Su una planimetria non si decide l'estetica: si decide quanto cammina una persona per arrivare a un bagno, da dove entra un'ambulanza, quanto è largo un corridoio di emergenza, dove si trova l'acqua e come circolano i veicoli in entrata e in uscita. A Capo Peloro, dove la viabilità non è mai scontata, è stato il documento su cui si è retto tutto il resto. Nello stesso passaggio ho verificato il dimensionamento elettrico della venue: assorbimenti per area e tenuta della distribuzione nei momenti di picco.

    Gli ingressi sono stati progettati su un conto, non su un'abitudine. Fra scansione del biglietto e applicazione del braccialetto ogni persona porta via dai dieci ai quindici secondi: sono quattro-sei persone al minuto per varco, cioè fra 240 e 360 l'ora. Con undici varchi la capacità in ingresso sta fra le 2.600 e le 3.900 persone l'ora, abbastanza per assorbire l'intero pubblico in un'ora e mezza-due e mezza, che è la finestra reale in cui arriva la gente a un evento con una data sola.

    Da quel conto nasce il resto del piano accessi. Se al controllo dei biglietti si somma anche il controllo delle borse, il tempo per persona cresce, la capacità oraria crolla e la coda smette di riassorbirsi: per questo il pre-check è stato separato dal controllo biglietti e le serpentine dimensionate a monte. Costa personale in più, e compra l'unica cosa che a quel punto non si può più comprare, cioè tempo.

    I bar sono stati progettati intorno a una scelta: cocktail alla spina, invece che preparati uno a uno. Un cocktail spillato si serve nei tempi di una birra; miscelato al momento, no. Su migliaia di persone concentrate in poche ore quella differenza non è comodità, è capacità di servizio: le postazioni cocktail hanno tenuto ritmi paragonabili a quelle della birra. La scelta si è pagata anche a valle: niente bottiglie dietro al banco significa meno imballaggi da smaltire a fine serata, scorte più semplici da gestire e prodotto non servito che resta in fusti sigillati invece di diventare rifiuto.

    Lo stesso ragionamento vale per l'acqua: due euro al banco e un punto di erogazione gratuito. Dalle quattro del pomeriggio a mezzanotte e mezza, all'aperto, in Sicilia ad agosto, il prezzo dell'acqua non è una voce di ricavo, è una variabile del piano sanitario.

    Sopra le cinquemila persone, in Italia, un evento non si autorizza in comune: passa dalla commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Capienza da approvare, piano di sicurezza, piano di emergenza ed evacuazione, addetti antincendio, presidio medico e ambulanza, deroga acustica, coordinamento con la questura sulle modalità di controllo agli ingressi. È il percorso che ha portato la venue a essere agibile la mattina del 2 agosto.

    Il giorno

    La giornata è cominciata con il collaudo e la firma di agibilità, poi con il briefing dei responsabili di area: a quel punto il piano smette di essere un documento e diventa una catena di comando.

    I cancelli hanno aperto nel pomeriggio e il pubblico è arrivato concentrato nelle prime ore, come succede a un evento con una data sola. Il flusso in ingresso è rimasto regolare anche nei picchi: la capacità calcolata mesi prima ha retto il confronto con la realtà.

    Dall'apertura alla chiusura la direzione ha tenuto la regia della serata e il comando in caso di incidente, con i responsabili di area collegati in radio e circa 220 persone di staff in venue. L'evento si è chiuso a mezzanotte e mezza: circa 6.500 persone passate dalla venue, nessun intervento sanitario o di security di rilievo, deflusso ordinato.

    Il palco di Atarashi Goes to Sicily illuminato di rosso sotto il traliccio di Torre Faro, con il pubblico in primo piano
    Foto: Davide Taglini
    Cosa è rimasto al progetto

    Un evento riuscito che non lascia niente dietro di sé costringe l'anno dopo a ricominciare da zero. La parte finale del lavoro è servita a evitarlo.

    Il fascicolo autorizzativo e la capienza approvata: il percorso in commissione provinciale, il piano di sicurezza, quello di emergenza, il piano sanitario. Documenti validati su quella venue, che non vanno rifatti dall'inizio.

    Un modello operativo scritto: la matrice delle responsabilità, il calendario a fasi, il run of show e i documenti di produzione restano come impianto riutilizzabile. La seconda edizione parte da una struttura, non da una pagina bianca.

    Uno storico di dati. Adottare un sistema di pagamento cashless è stata anche una decisione strategica, e non solo operativa: ogni consumazione diventa un dato con un orario e una postazione. Un'organizzazione alla prima edizione non ha niente di tutto questo, e senza dati le scelte dell'anno dopo si prendono a impressione. Da qui in avanti quante postazioni aprire, dove metterle e con quale assortimento sono decisioni che poggiano su una base misurata — il primo mattone di una serie storica che, edizione dopo edizione, vale più di qualsiasi stima di settore.

    E un debrief operativo consegnato al team, che traduce tutto questo in decisioni per l'edizione successiva.

    Una prima edizione si giudica da due cose: se è andata bene, e se lascia qualcosa su cui costruire la seconda.

    Quello che ci ha lasciato vale quanto la serata: abbiamo un impianto di lavoro, dei documenti e dei numeri nostri. La seconda edizione non riparte da zero.

    Federico Giorgi — fondatore, Atarashi
    Domande che mi fanno

    01Cosa fa il direttore di un festival?

    Risponde del fatto che l'evento si faccia, sia autorizzato e finisca senza danni. In pratica tiene insieme autorizzazioni e sicurezza, progetto della venue e allestimenti, accessi, staff e fornitori; il giorno dell'evento ha la regia della serata e il comando in caso di incidente. Non è un ruolo artistico: la programmazione resta a chi cura il cartellone.

    02Come si calcola il flusso agli ingressi?

    Si parte dal tempo che serve a far entrare una persona. Fra controllo del biglietto e applicazione del braccialetto servono dieci-quindici secondi, cioè quattro-sei persone al minuto per varco, fra 240 e 360 l'ora. Moltiplicando per il numero di varchi si ottiene la capacità oraria, da confrontare con la finestra reale di arrivo del pubblico. Se il controllo delle borse sta nella stessa fila il tempo per persona sale e la capacità crolla: per questo conviene separarlo.

    03Come si dimensiona il bar di un festival?

    Dalla capacità di servizio, non dal numero di persone in pista. Conta soprattutto come si serve: un prodotto già pronto all'erogazione esce nei tempi di una birra, uno miscelato al momento richiede molto di più, e questo fissa un tetto che nessuna assunzione dell'ultimo minuto supera. Il formato di servizio va quindi scelto prima di dimensionare l'organico, non dopo.

    04Che autorizzazioni servono per un festival da più di 5.000 persone in Italia?

    Sopra le 5.000 persone il progetto passa dalla commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, non dal comune. Servono capienza approvata, piano di sicurezza, piano di emergenza ed evacuazione, addetti antincendio, piano sanitario con presidio medico e ambulanza, deroga acustica e coordinamento con la questura sulle modalità di controllo agli ingressi.

    Stai lavorando a qualcosa di simile? Parliamone.

    Inizia una conversazione